primo centenario della nascita della dialettica attualistica.

Giovanni Giraldi – Un Centenario Che Vogliamo Ricordare

Giovanni Giraldi
Libero Docente di Storia della Filosofia
presso l’Università di Milano
 
 
Un Centenario che vogliamo ricordare
 
Siamo ormai ad un secolo di distanza dalla elaborazione della filosofia gentiliana dello Spirito come atto creativo.
Le opere organiche si iniziarono con la “Riforma della dialettica hegeliana”, con la “Teoria generale dello spirito” e, più analiticamente, si completarono con il “Sistema di logica come teoria del conoscere” (in due volumi).
Ma è ovvio che i sistemi si scrivono prima nella mente che sulla carta.
Il Centenario, che vogliamo ricordare, non si esprime con una data.
Gentile usciva da una serrata competizione con Croce; ma sullo sfondo c’erano altri due giganti del pensiero: Hegel e B.Spaventa.  Si trattava di essere coerenti sino in fondo nel riconoscere all’Uomo la sua vera posizione nel Mondo; a contendergli questo primato erano le scienze naturali, allora in prodigiosa effervescenza, e la religione.
Lo stesso Croce, pur con tanto idealismo in corpo, oggi ci appare piuttosto come un positivista col vento dell’hegelismo nelle aperte vele. Spaventa pareva addirittura sacrilego nell’identificare l’Uomo con Dio. Gentile sentiva il dovere di dare forma definitiva a queste spinte, senza disperderle e senza comprometterle con concessioni inammissibili.
Da Cartesio arrivava una formula: Penso, dunque sono.
Se ne deduceva, con abbreviazioni troppo facili, che, dunque, le cose esistono perchè sono pensate. Ma questo non era vero, nè sul conto di Cartesio, nè su quello di un solipsismo abbreviato.
E Gentile studiò per verificare che cosa sia quel reale così condizionato dal Pensiero.
L’uomo pensa.
Nella fase prima della sua vita opera in modo anarchico (cioè senza badare alla coerenza dei suoi atti): è il momento che si dice dell’arte; non soccorrono ancora impegni.
Segue il momento della religione: con autorità si inculca l’adorazione della verità data.
Gentile rivendica tutta la validità di questo momento contro ogni razionalismo irreligioso: la religione ti educa all’adorazione della Verità; proprio per adempiere pienamente a questo servitium veritatis passi alla filosofia, nella quale la Verità si deve dispiegare (direi denudare) tutta.
Ma c’è filosofia e filosofia.
Nelle precedenti filosofie sopravvivono modalità da ritenere superate: si parla di sensazioni ricevute passivamente, di mondi esterni fissi, di sostrati biologici inconfutabili; nella stessa filosofia si parla di molte filosofie; insomma, sopravvivono costruzioni considerate oggettive, autonome, che attendono soltanto di essere conosciute, chiuse in  una loro muta esistenza.
Gentile definisce tutta questa galassia di cose date come l’ astratto.
Il concreto è solo ciò che vive nel Pensiero di queste realtà, presupposte come in sè valide, autosufficienti. In realtà, noi di queste cose siamo più che i conoscitori: esse sono ciò che ne diciamo noi. Nel Pensiero non ci sono altro che i nostri pensieri; e questi  realmente danno un ordine, una consistenza, una natura, una struttura. Noi non siamo ricevitori passivi di sensazioni: alle sensazioni diamo vita noi, le avvertiamo, le interpretiamo, diamo loro quanto esse non possono dare a se stesse.
Questa funzione attiva del Pensiero in alcune teologie era stata detta di Dio, con la formula:
“Se Dio cessasse di pensare il Mondo, questo cesserebbe di esistere”.
La formula religiosa è pregnante; ma essa si invera attribuendo al Pensiero (Hegel diceva all’Idea) la funzione già attribuita a Dio. Passando dalla voce Dioalla voce Pensiero (Idea, Ragione, Logos), si passa anche ad una maggior verità dell’Uomo: l’Uomo è quel Pensiero pensante che conferisce realtà a tutto il reale.
Il passaggio da Dio all’Uomo non è irriverente: anche per il credente questo deve essere il riconoscimento vero di Dio stesso. L’Incarnazione non è avvenuta una sola volta in Gesù, ma è in atto sempre: si ha un’autoctisi eterna, una vera immanenza del divino nel reale, mediatrice l’Idea, la Ragione.
Per rendere meglio questa risoluzione del reale nel suo essere oggetto posto dal Pensiero, ricordiamo una recente, clamorosa (anche troppo!) dichiarazione di uno dei più attenti fisici, l’Hawking:
Noi scienziati possediamo solo dei modelli di quella realtà  che cerchiamo di conoscere; fuori di questi modelli (Tolemaico, Galileiano, Newtoniano, Einsteiniano, ecc.) non conosciamo nulla: il      nostro sapere del mondo è solo quel sapere che ne formuliamo noi …
 
Nella sua ultima conferenza filosofica, tenuta a Firenze su iniziativa di E.P. Lamanna, Gentile mise in luce positiva l’azione della religione pur anche nel fulgore della filosofia: nessun tramonto della religione, la religione soccorre salutarmente ad inculcare la dignità divina dello Spirito, specie presso coloro ai quali non sono accessibili i regni della filosofia.
Quando fu ricevuto in udienza da Pio XII, disse al Papa che più di questo non poteva concedere.
Il Papa gli avrebbe risposto: “E vi pare poco?”
Filosofi e non filosofi restano dubbiosi davanti a questa sorta di divinizzazione dell’Uomo, considerando tutto il negativo che nasce dal suo operare. Di Dio, al contrario, è stata sempre celebrata l’idea di un ente perfetto; un’idea peraltro compromessa proprio dal fatto che il Perfetto è anche creatore del terremoto, della pestilenza, della malattia esistenziale dell’uomo. Anche dalle mani di Dio è uscito il negativo; nulla di diverso esce dalle mani dell’uomo.
In una sintesi delle cose sin qua dette  si deve riconoscere che Gentile, con impegno e genialità speculativa, ha reso al Soggetto la sua dignità, che è la dignità dell’Atto; resta obliterata la dignità dell’Oggetto: questo usque recurrit.
 
                                                                                                          Noli, 15, XI, 2011

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